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Dalla Pallavolo alla Fotografia – In un Workshop.

Un workshop fotografico per caso figlio di un progetto molto piu grande, mi ci sono imbattuta e non me ne pento.

In mezzo a quelle persone, a me sconosciute, ho ritrovato una parte dimenticata di me.

Tra quelle persone sconosciute ho capito quanto mi manca lo sport agonistico e ho capito perchè mi sono data alla Fotografia.

E’ bellissimo condividere una passione con tante altre persone, che ne sanno piu di te, che possono insegnarti nuove tecniche, che possono farti conoscere qualcosa che ancora ignoravi, che ti offrono una prospettiva differente.

E’ bello immergersi completamente in un mondo fotografico, in cui nulla è ma tutto può essere.
E’ bello confrontarsi e scambiarsi opinioni sui lavori, è bello avere una passione comune e condividerla.

E’ quello che mi capitava nello sport, ogni allenamento era condivisione, era porsi un obiettivo comune e sudare (veramente) per raggiungerlo. Significava fare gruppo, criticarsi in modo costruttivo, e rimanere comunque una compagna fedele. Migliorare tecnicamente, sempre di piu, incaponirsi su una fase tecnica fino a quando non riusciva bene.

La pallavolo mi ha insegnato a stare in un gruppo, a sentirmi parte di una famiglia, a sentire che se tutto dovesse capovolgersi, io un modo per capire quel “tutto capovolto”ce l’ho e loro mi avrebbero aiutato.

Oggi non concepisco nessun’altro sport che non sia quello, nessun altro gruppo che non sia il mio, la mia Squadra.

Ma per un breve istante, ieri mi sono sentita a casa.

Un work-shop, uno dei tanti che dovrò fare, ma fatto da un’associazione dove le persone si sentono parte integrante della stessa, condividono la passione per la fotografia in un modo cosi morboso e appassionante che ho capito cose che vanno oltre la mera tecnica fotografica.

Quando mi sono trovata a dire “ho sopperito la mancanza della pallavolo con la fotografia” credo che fosse per gli stimoli che mi impone di avere, la capacità di farmi volare oltre quel singolo scatto.

La frenesia di voler tornare a casa per vedere com’è andata, per vedere se qualche buono scatto c’è o meno, e la spietata voglia che ti prende di voler condividere i migliori, anche se delle volte, la maggior parte degli scatti rimangono chiusi a chiave in qualche angolo del pc che attendono scalpitanti di essere riaperti.

La fotografia ti mette a nudo.

Spesso capisco solo dopo parti di me, guardando qualche mio buono scatto magari.

Spesso mi rendo conto quanto il mio occhio si proietti nel taglio della foto, e quanto in quel taglio ci sia di mio.

Non è “populismo fotografico” è la verità, ma lo pensiamo cosi tanto e tutti che è inevitabile non dirlo e dichiararlo apertamente,e non ti annoia sentirne parlare per ore.

Ieri, in mezzo a tutta quelle persone sconosciute, mi è sembrato per un attimo di conoscerle da una vita.

PICCOLE NOTE:

Parlo di Workshop Figlio di un progetto piu grande, perchè Piccolo Caos è un progetto ENORME per rivalutare una zona di Cagliari ormai dimenticata e anch’essa Figlia ma dei pregiudizi che per decenni hanno connotato il quartiere.

Non sono di Cagliari, e non mi sono mai spinta nel quartiere, se non erroneamente con il bus, il quale percorre la zona vecchia, completamente logorata dal degrado e ciò non ti offre possibilità di smentire le voci che corrono.

Questi giorni ho notato l’enorme potenzialità, benchè la strada sia lunga e difficile da percorrere.

Grazie a tutta l’organizzazione. Grazie all’associazione F/0 che mi ha dato tanto in poco tempo.

Sara

Sara.Immagine


Una cosa chiamata UNIONE!

Un Social Network.

Ebbene è iniziato tutto lì, su twitter.

Ho iniziato a “seguire”, non sono una stalker ma è questo il termine che viene utilizzato, alcune persone con la mia stessa passione per la realtà che ci circonda.

Mi sono cosi imbattuta in una dolcissima ragazza, ciò lo si carpisce dai suoi quadri, perchè ho interagito prima con loro, e poi con lei a suon di complimenti ricambiati.

Era Maristella.

Sulla scia dei suoi Tweet (messaggi pubblici) ho conosciuto le opere di Fabio,e i suoi quadri astratti.Anche con Fabio c’è stato un feeling artistico, tanto da scherzare sul fare una mostra tutt’e tre insieme, cosi per divertirci.

Ma non si può parlare di mostra in pubblico se c’è Ivana, la sua energia è stato l’elemento fondamentale per completare l’unione.

Siamo qui… a qualche ora dalla chiusura del Palazzo Regio.

Ore 17,00 Apertura della mostra, primo giorno, noi siamo li da prima, troppe cose da finire,rifinire..

Mesi di fatica, di decisioni, di burocrazia.

Volantinaggio selvaggio, risparmi investiti in un progetto che si chiama “ArtisticamenteUniti“.

Abbiamo voluto far le cose in grande, abbiamo voluto esagerare, consci delle nostre potenzialità comunicative.

Abbiamo avvisato ogni tipo di piattaforma web che s’occupasse di arte, fotografia, eventi, sito del Comune & Provincia, Unione Sarda e Radio.

Abbiamo fatto girare la voce nei social network che ci hanno fatto conoscere.

Tutto questo ci ha ricompensato oggi.

Buona affluenza, moltissimi complimenti per come la nostra diversità sia esplosa in una bomba artistica pronta a diffondersi tra le pareti del Palazzo Vice Regio di Cagliari.

Persone fantastiche conosciute in loco, che ci hanno spianato la strada, alcune che ce l’hanno addirittura ostacolata senza grosso successo.

Intervista a Sardegna1, che ha dimostrato quanto siamo uniti anche nell’improvvisazione.

Descrizione di tutte le opere con il Presidente della Provincia Roberto Pili che entusiasta di tutto il nostro lavoro ci ha chiesto di prorogare ulteriormente la data della nostra mostra.

Credo che persone speciali come gli artisti con il quale espongo le mie fotografie non si trovino facilmente.

E’ proprio vero che la nostra Diversità Ci Tiene ArtisticamenteUniti.

Dobbiamo ringraziare in primis le persone che ci circondano e ci hanno aiutato a sviluppare questo grande progetto, gli accompagnatori, gli amici, tutti quanti partecipi del primo grande successo di oggi.

E’ stata una giornata pienissima e ricca di soddisfacenti emozioni che auguro a chiunque di poter provare.

Capisci chi tiene a te, chi crede in te, e chi effettivamente gioisce dei tuoi successi come se fossero propri.

A chi oggi è venuto nonostante gli impegni,a chi prossimamente verrà o non è potuto venire ma mi è stato comunque vicino con il cuore, beh siete state le persone per le quali è stata coniata la parola “grazie Amici”.

Grazie Ragazzi.

Grazie a tutti quanti i partecipanti,organizzatori,guardiani.

Grazie Ivana,Fabio e Maristella,grazie per la bellissima esperienza che mi avete regalato.

Stay tuned la mostra continua…..fino al 26.


Non è un paese per Giovani!

Siamo in Italia, ma io sono in Sardegna.

Mi hanno insegnato che l’Italia è la patria del mandolino, della pizza, dei cantautori impegnati nel sociale e politica, patria nel quale ci si rimbocca le maniche e si lavora..

Lavorare.. è un verbo ormai in disuso in molte parte dell’Italia, e in Sardegna.Mia patria di sole, mare e desolazione.

Nessuno la guarda con l’occhio prospettico del posto di lavoro, ma solo per ciò che la natura offre.Tutti qui, come dice babbo in modo colorito, e con un visibile cenno di contraddizione e tristezza :”Vengono,cagano, pisciano e a noi non rimane niente”.

E’ vero.

La Sardegna arranca, non c’è prospettiva di un futuro per un giovane, e la cosa inizia a farmi paura.

Io,appartengo alla categoria :”Studenti, Giovani, disperati e senza futuro!”.

Ma non mi arrendo. Perciò si cerca di essere versatili, di essere il piu possibile preparati su diversi fronti, e si cercano alternative piu disparate.

Ho sempre sentito dire: Impara l’arte e mettila da parte.

Ma per me e il collettivo artistico del quale faccio parte, non la vogliamo mettere da parte : L’arte.

Abbiamo intrapreso un percorso insieme, e abbiamo pensato di “mostrarci” al pubblico, alla cittadinanza cagliaritana in primis, scegliendo il Palazzo ViceRegio come scenario.

Ma neanche questo è facile, al giorno d’oggi.

Le peripezie burocratiche si presentano ogni giorno.

Mail, chiamate, andare e venire dagli uffici provinciali per piccoli disguidi che compromettono un progetto, una speranza alla quale ci si aggrappa per non perire in uno stato nel quale sei definito “schizzinoso”, “mammone” o quant’altro.

Investiamo i pochi risparmi che abbiamo, il nostro tempo, le nostre idee, per poi arrivare ad un punto in cui ti demoralizzi, perchè sai che là fuori c’è sempre qualcuno che arriva dopo di te e benchè non lo meriti, sarà posto per primo.

Non è questione d’essere sognatrici, è questione che la società ci sta rendendo cinici nei confronti della realtà.

L’arte dovrebbe essere uno sfogo, uno spazio parallelo d’aspressione individuale, e si trasforma invece in un incubo nel quale devi combattere con le unghie per uno spazio che ti appartiene, di diritto, forti di una procedura rispettata a monte.

Tutto ciò che un giovane può inventarsi, costruire, programmare, viene distrutto completamente o in parte da burocrazie non rispettate, gerarchie che contano piu di un procedimento ben seguito senza intoppi.

Ma infondo è questo che ci insegnano dalle alte poltrone, è piu facile strisciare che seguire le regole.

Forse l’Italia non è un paese per Giovani!


Un volo razionale.

 

 

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I colori della giovinezza!

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Una morsa vitale.

 

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