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Quando tira un po’ di vento…

Sopra il giorno di dolore che uno ha.

“quando tira un po’ di vento che ci si rialza un po’”

Molti lo denigrano  a prescindere, ma il cantante di questa canzone dice delle verità, confutabili o meno, ma sono sempre verità.

Ogni tanto tira un maestrale, o la bora (se siete triestini), che ti abbatte, ti butta giu. Da noi, sud-sardegna, dura almeno 5giorni :

il primo giorno : inizia a tirare brutta aria, ma fresca.

il secondo giorno: si alza in tutta la sua forza;

il terzo giorno: tiene la forza;

Il quarto e quinto: scema fino a calare.

Ma ci sono anche quelle brezze, che tirano d’estate, spazzano via il caldo afoso e ti riprendi.

E’ bello quando tira questo vento.

E’ bello alzarsi la mattina e avere il sorriso nonostante non tutto sia perfetto, non tutto vada proprio nella direzione giusta, ma sai di farcela.

Ormai la news che s’attende oggi è : “imprenditore schiacciato dai debiti si suicida” ; “giovane ragazza uccisa dall’ex”; “monti : tassazione al 47%” ; “l’italia come la Grecia”.

Mi angoscia, mi angoscia sentire previsioni finanziarie; sentire come stanno andando le cose. Il brutto delle news è che tutto ti dicono tranne che le cose buone, non ti fanno tirare un respiro di sollievo, no ti abbattono come il maestrale al secondo giorno. Quindi che fare?

Io spengo tutto, tv, radio. . leggo il quotidiano locale (che ogni tanto delle brezze estive le fa tirare) e vado avanti nella giornata.

In giornate come queste vorresti tirasse solo una brezza, fresca, magari con l’odore frizzante del mare.. Magari!

 “quando sembra tutto fermo la tua ruota girerà”  

 

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FORCONI o PORCONI?

La crisi, il default, lo spread, Monti, il paese in declino, sud martoriato dalla disoccupazione, equitalia, tasse.

Ecco il vocabolario. Basta pronunziare questi pochi vocaboli per ritenersi aggiornati e politicizzati abbastanza, e perchè no … ATTACCATI AL PROPRIO TERRITORTIO.

Io mi sono sempre chiesta quando sarebbe giunta la rivoluzione, un pieno ’68 degno di conquiste, catalogo dei diritti costituzionali che si aggiornavano, insomma una presa di coscienza nuova e portatrice di un, cosiddetto, equilibrio.

Ma la risposta alla quale, doverosamente, giungo ogni volta è : l’italiano medio non ne ha voglia.

Tutti quanti siamo attaccati al nostro individualismo.

Ma inizia a muoversi qualcosa. I siculi, lontani cugini sardi (per condizione isolana) si destano, iniziano a capire che forse la loro condizione di isola a statuto speciale, non è cosi speciale, e anzi è un po’ sospesa per aria da qualche decennio.

Blocchi, disagi, perdite sostanziali di entrate per i piccoli agricoltori che vedono il frutto di mesi marcire nei magazzini.

Il mare diffonde questo aroma rivoluzionario, e giunge da noi. SARDEGNA.

Terra di sole, mare, estate e .. disoccupazione.

Una nuova chiusura, una nuova ondata di cassintegrati, una nuova ondata di disperazione fa in modo che tutti inizino a prendere coscienza del malessere che ormai si perpetra negli animi isolani.

Angosciante. In ogni famiglia almeno un cassintegrato c’è, è presente. Tutti, direttamente o indirettamente capiamo e siamo insieme amareggiati e perchè no.. SPIANTATI.

Ora è in voga l’occupazione e i blocchi con i camion.

CORAGGIOSI coloro che bloccano, che passano le notti al freddo per la difesa dei propri diritti costituzionali sia di lavoratore che di cittadino prima SARDO e poi ITALIANO.

Ma abbiamo pensato alle conseguenze?

Abbiamo pensato chi ci perde? Abbiamo capito effettivamente cosa sia utile per il paese?

In primis i blocchi.

Viene creato disagio che è la base di un qualsiasi sciopero.Giusto? Ma credo che ad ogni disagio ci sia un limite. Ho visto alcuni servizi,agricoltori che inviavano la merce destinata ai supermercati, e i camion tornavano indietro con 20.000euro di perdite per l’agricoltore. CHI è che ci sta perdendo!? il politico? il ricco? il benestante? chi?

UN PICCOLO AGRICOLTORE come tanti altri che con quei soldi ci deve pagare gli operai, le tasse e se stesso. Il disagio a mio parere è giusto crearlo, ma fino ad un certo punto, fino a quando non va a ledere l’economia territoriale già troppo martoriata. Uno o due giorni di chiusura chi non li fa? Ma credete che un piccolo paese chiuso tutta la settimana incentivi la crescita?! Semplicemente ci si sposta altrove a fare gli acquisti, e chi ci perde?! il piccolo commerciante in favore del pesce grosso del paese vicino!!!!

TIR DI PROVVISTE scortate dalle forze armate. PERCHe???? perchè forse siamo un porto “europeo” non solo nazionale, e gestiamo mercati INTERNAZIONALI e bloccare i porti significa bloccare l’economia INTERNAZIONALE!!!! Ed è giusto perdere ancora cosi tanti soldi!?

E’ giusto protestare, scendere in piazza, come fecero qualche giorno fa l’alcoa, creare disagi, ma forse si sta scambiando, in alcuni posti in species, la CRISI come su fogaroni de s’antoni, un modo per fare public relations.

Penso che non si debba perdere di vista l’obiettivo, che è quello di far crescere il paese, uscire da questa crisi, eliminare i debiti statali, agevolare la crescita e l’occupazione, ma sicuramente tutto ciò non può essere fatto bloccando l’economia anche se nel piccolo.

Siamo alla disperazione piu totale, ci manca solo che i pochi che riescono a lavorare vengano messi in fallimento. UNA LOTTA TRA POVERI? non credo che nessuno di noi si auspichi questo.

Mi auspico che vi siano dei limiti a ciò che sta accadendo, perchè altimenti con le derrate alimentari che non giungono, con i commerci che non girano, i prezzi saliranno alle stelle e sarà ancora piu difficile nuotare in questo fango che ci opprime. Cerchiamo di tenere la testa fuori finchè possiamo.

Ci muoviamo in un terreno di sabbie mobili qualsiasi passo, può affondarci.